Nessuno ci insegna a vivere ma dagli errori impariamo da soli ad andare avanti. La giustizia sia il nostro faro e l'amore in ogni sua espressione sia il nostro motore.
Eccomi qua, dal mio arrivo i terra argentina e' passata piu' di una settimana! Le cose da fare sono tante e il tempo che ho a disposizione per scrivere sul blog o inviare mail e' sempre troppo poco!
Stamani sono riuscita a ritagliarmi qualche minuto da spendere in rete prima di riprendere le attivita' quotidiane.
Ieri mattina sono andata a comprare le scarpe ai bimbi del comedor "Los Angeles Guardianes" e Fabiano, il signore del negozio m'ha fatto uno sconto ben al di sopra di ogni aspettativa: e' come se qua in Italia un paio di scarpe che costa sessanta euro lo facessero pagare quaranta. Incredibile, no?
Trenta paia di scarpe!
E non e' tutto....ancora ho tante attivita' da portare a termine....vi raccontero' di piu' al mio ritorno!
A presto!
Fra un paio d'ore andrò all'aereoporto...Argentina mia sto arrivando!
Riscirò a raggiungere la meta soltanto alle sei e mezza di domani sera ( ora italiana). Un bel viaggetto: credo mi verrà il culo cuadrato a star tanto seduta (licenza poetica). Spero che l'aereo della traversata non sia pieno di gente così potrò sdraiarmi un po' e dormire come un ghiro.
Il cielo si presenta sereno almeno dove vivo io: la cosa mi rallegra particolarmente già che guardando giù dal finestrino (sempre che non mi appioppino il posto sopra l'ala) riuscirò a vedere un bel panorama. Da lassù si vedono solo le bellezze della nostra terra mentre le magagne politiche e sociali grazie a Dio non si scorgono!
Ci risentiamo dall'Argentina!

Far entrare tutto il necessario in valigia è un’impresa da prestigiatori ma di quelli bravi…
L’anno scorso ho portato ai miei bambini soprattutto vestitini ma quest’anno preferisco optare per giochi e altre cose ludiche…
Sul luogo avrò modo di comprare scarpe e materiale scolastico.
Questa è roba che non pesa molto ma occupa tanto spazio…

Ho scoperto l’utilità dei sacchi da cui si ciuccia tutta l’aria con l’aspirapolvere. Se non esistessero bisognerebbe proprio inventarli. Un applauso al suo ideatore.
PS: un dubbio mi assale…se per caso all’aeroporto viene in mente a qualche addetto della sicurezza di aprire uno dei sacchi come faccio a rimettere tutto dentro la valigia?
Mmm, speriamo bene!
“EN TODAS PARTES “
- Habana Blues-
La amistad es una semilla
que brota en cualquier lugar,
y cuando sientas frio
cÚbrete con las ramas de mi destino
donde te lleven los pasos
te encontrarÁs mi te quiero y mi abrazo
hay amor en todas partes
y en cada rincon del mundo
y todos buscando un sueÑo
cambiamos así de rumbo
si profunda es la distancia
profunda es la lejania
en un alma peregrina
no existe ciudadania
la bandera es un dilema, la patria y la geografía
donde quiera que me encuentre
yo siento que es tierra mia (bis)
tuya y mía
[estribillo:]
Yo quiero ser tu abrigo
si te hace falta el consuelo mio
yo quiero ser tu nido
si necesitas cariño mio
no quiero ser tu olvido
si en todas partes estoy contigo
yo quiero ser tu abrigo
en madrid y en nueva york
la habana esta en todas partes
porque la llevas contigo
sin miedo a desarraigarte
yo sé que existen fronteras
en todos los continentes
un sólo sol y una luna te ciudan y alumbran siempre
quisiera ser la maÑana y entonar la melodia
esa que me hace crecer cada día
caminos que me separan
y te obligan a escondidas
a ser cautivos de idiomas e ideologías
no seas cautivo de idiomas e ideologías
[estribillo]
Aquí mismito yo estoy contigo.

“Mi fa male il mondo”
- Giorgio Gaber –
... Mi fanno male le oscillazioni e i rovesci misteriosi dell'alta finanza.
Più che male mi fanno paura, perché mi sento nel buio,
non vedo le facce. Nessuno ne parla, nessuno sa niente: sono gli intoccabili.
Personaggi misteriosi e oscuri che tirano le fila di un meccanismo invisibile,
talmente al di sopra di noi da farci sentire legittimamente esclusi.
E’ lì, in chissà quali magici e ovattati saloni che a voce bassa e con modi raffinati si decidono
le sorti del nostro mondo:
dalle guerre di liberazione, ai grandi monopoli, dalle crisi economiche,
alle cadute dei muri, ai massacri più efferati.
Mi fa male quando mi portano il certificato elettorale.
Mi fa male la democrazia, questa democrazia che è l'unica che conosco.
Mi fa male la prima repubblica, la seconda, la terza, la quarta.
Mi fanno male i politici, più che altro tutti, sempre più viscidi,
sempre più brutti.
Mi fanno male gli imbecilli, i ruffiani. E come sono vicini a noi elettori,
come ci ringraziano, come ci amano.
Ma sì, io vorrei anche dei bacini, dei morsi sul collo...
certo, per capire bene che lo sto prendendo nel culo.
Tutti, tutti, l'abbiamo sempre preso nel culo...
da quelli di prima, da quelli di ora, da tutti quelli che fanno
il mestiere della politica.
E mi fa male che ci sia qualcuno che crede ancora che loro
facciano qualcosa per noi,
per le nostre famiglie, per il nostro futuro.
No, non c'è una scelta, neanche una,
non c'è una scelta politica che sia fatta pensando a cosa serve al Paese.
No, solo quello che conviene al gruppo, al partito...
Per contare di più, per avere più potere.
Certo, lo fanno solo per se stessi, per il loro schifosissimo interesse personale.
Tutti, tutti, nessuno escluso.
Farebbero qualsiasi cosa, venderebbero i colleghi, gli amici, i figli.
Cambierebbero colore, nome, nazionalità, darebbero delle coltellate
ai compagni di
partito pur di fottergli il posto.
Non c'è più niente che assomigli al coraggio,
all'esilio, alla galera. C’è solo l'egoismo incontrollato, la smania di affermarsi,
il potere, il denaro, l'avidità più schifosa.
E voi credete ancora che contino le idee? Ma quali idee...
La cosa che mi fa più male è vedere i nostri figli
con la stanchezza anticipata di ciò che non troveranno.
E mi fa ancora più male sentire che la colpa è anche nostra.
Sì, abbiamo lasciato in eredità
forse un normale benessere, ma non abbiamo potuto lasciare...
quello che abbiamo dimenticato di combattere
e quello che abbiamo dimenticato di sognare per noi
e per gli altri.
Una sconfitta definitiva? No, non credo proprio. Se è vero che questa
è la nostra realtà,
guardarla in faccia non può far male a nessuno.
Basta non farsi prendere dalla stupidità dello sconforto.
E’ la non consapevolezza che crea malesseri nascosti
e uccide per delega.
Se un uomo conosce con chiarezza il suo male, qualsiasi esso sia,
ha anche la forza per combatterlo.
Bisogna assolutamente trovare il coraggio di abbandonare i nostri meschini
egoismi e cercare un nuovo slancio collettivo magari scaturito proprio
dalle cose che ci fanno male,
dalle insofferenza comuni, dal nostro rifiuto.
Perché un uomo solo che grida il suo no,
è un pazzo.
Milioni di uomini che gridano lo stesso no,

Yo soy un hombre sincero
De donde crece la palma,
Y antes de morirme quiero
Echar mis versos del alma.
Yo vengo de todas partes,
Y hacia todas partes voy:
Arte soy entre las artes,
En los montes, monte soy.
Yo sé los nombres extraños
De las yerbas y las flores,
Y de mortales engaños,
Y de sublimes dolores.
Yo he visto en la noche oscura
Llover sobre mi cabeza
Los rayos de lumbre pura
De la divina belleza.
Alas nacer vi en los hombros
De las mujeres hermosas:
Y salir de los escombros,
Volando las mariposas.
He visto vivir a un hombre
Con el puñal al costado,
Sin decir jamás el nombre
De aquella que lo ha matado.
Rápida, como un reflejo,
Dos veces vi el alma, dos:
Cuando murió el pobre viejo(*),
Cuando ella me dijo adiós(**).
Temblé una vez —en la reja,
A la entrada de la viña,—
Cuando la bárbara abeja
Picó en la frente a mi niña.
Gocé una vez, de tal suerte
Que gocé cual nunca:—cuando
La sentencia de mi muerte
Leyó el alcalde llorando.
Oigo un suspiro, a través
De las tierras y la mar,
Y no es un suspiro,—es
Que mi hijo va a despertar.
Si dicen que del joyero
Tome la joya mejor,
Tomo a un amigo sincero
Y pongo a un lado el amor.
Yo he visto al águila herida
Volar al azul sereno,
Y morir en su guarida
La víbora del veneno.
Yo sé bien que cuando el mundo
Cede, lívido, al descanso,
Sobre el silencio profundo
Murmura el arroyo manso.
Yo he puesto la mano osada,
De horror y júbilo yerta,
Sobre la estrella apagada
Que cayó frente a mi puerta.
Oculto en mi pecho bravo
La pena que me lo hiere:
El hijo de un pueblo esclavo
Vive por él, calla y muere.
Todo es hermoso y constante,
Todo es música y razón,
Y todo, como el diamante,
Antes que luz es carbón.
Yo sé que el necio se entierra
Con gran lujo y con gran llanto.
Y que no hay fruta en la tierra
Como la del camposanto.
Callo, y entiendo, y me quito
La pompa del rimador:
Cuelgo de un árbol marchito
Mi muceta de doctor.
(*) El padre de Martí quien murió el 9 de marzo de 1887, en Cuba.
(**) Se refiere a la despedida de María Cristina Granados, “La niña de Guatemala”.