Nessuno ci insegna a vivere ma dagli errori impariamo da soli ad andare avanti. La giustizia sia il nostro faro e l'amore in ogni sua espressione sia il nostro motore.
Oggi pomeriggio, in località La Cappella, ci sarà festa grande. Cosa festeggeremo? Il cinquantesimo anniversario della strada che dalla valle porta fino a quassù.In Salvador la violenza aumenta in maniera esponenziale giorno dopo giorno. Quotidianamente si contano dodici persone assassinate: una situazione del tutto paragonabile alla guerra civile degli anni ottanta.
I dati ufficiali parlano di 2.992 vittime dall'inizio dell'anno, settecento in più rispetto al 2008.
Ad uccidere sono las Maras, bande di giovani armate fino ai denti che la fanno da padrone in troppe nazioni del centroamerica.
Uccidono per divertimento, per il pizzo non pagato e per motivi simili. Le loro vittime preferite sono le donne.
...e la stampa, almeno quella ufficiale, non ne parla in Italia...tutto passa sotto silenzio, come sempre.
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In latinoamerica ll gravoso problema della fame continua ad aumentare: siamo passati da 45 milioni di persone affamate nel 2008 ai 53 milioni di quest'anno non ancora concluso.A ottantadue anni è morto Juan Almeida Bosque, uno delle colonne portanti della rivoluzione cubana. Era considerato il numero tre del governo ed era l'attuale vicepresidente del Consiglio cubano.
Con la leggendaria frase “¡Aquí no se rinde nadie, cojones!” entrò a gomitate nella storia.
Si fanno strada voci insistenti riguardo el golpe de estado in Honduras. La Chiquita, una volta United Fruit sembra essere implicata nel rovesciamento del governo honureno. La compagnia non è del tutto estranea a queste pratiche a favore sempre della propria economia, ha diversi precedenti in passato come per esempio il colpo di stato nel Guatemala di Arbenz qualche decina d'anni fa.
Uno dei più accaniti sostenitori di questa tesi è è Nikolas Kozloff, autore di "Revolution! South America and the Rise of the New Left". Recentemente ha pubblicato, attraverso la news letter di politica Counter Punch, molto diffusa negli Stati Uniti, un intervento riprodotto e ripreso da altri siti e testate in diverse lingue dove spiega la tesi per intero elencando anche altri episodi dove la Ciquita non ne esce con le mani completamente immacolate.
"Quando i militari honduregni hanno fatto cadere il governo democraticamente eletto di Manuel Zelaya - spiega Kozloff - nelle sale del consiglio corporativo della Banana Chiquita possono aver tirato un sospiro di sollievo. All'inizio di quest'anno, la compagnia della frutta con base a Cincinnati, Usa, si unì a Dole nella criticare il governo di Tegucigalpa che aveva aumentato il salario minimo del 60 percento. Chiquita si lamentò che le nuove regole colpivano i benefici della compagnia. Era inquieta perché avrebbe perso milioni di dollari con le riforme del lavoro di Zelaya, dato che la compagnia in Honduras produceva circa otto milioni di casse di ananas e 22 milioni di casse di platano all'anno.
Fu così che quando apparve il decreto del salario minimo, Chiquita cercò aiuto dal Consiglio honduregno dell'impresa privata Cohep (che nel governo golpista ha inserito un suo uomo chiave, Benjamín Bográn, a capo del dicastero dell'Industria e Commercio ndr.). Anche Cohep, infatti, era scontenta della misura decisa da Mel sul salario minimo. Amílcar Bulnes, presidente del gruppo, spiegò che se il governo fosse andato avanti con l'aumento del salario minimo, gli imprenditori si sarebbero visti obbligati a licenziare i lavoratori, aumentando così la disoccupazione nel paese. Quale principale organizzazione imprenditoriale in Honduras, Cohep raggruppa sessanta imprese e camere di commercio che rappresentano tutti i settori dell'economica honduregna".