Nessuno ci insegna a vivere ma dagli errori impariamo da soli ad andare avanti. La giustizia sia il nostro faro e l'amore in ogni sua espressione sia il nostro motore.
Per trentasei anni, ovvero fra il 1960 e il 1996, il Guatemala è stato martoriato da una lunga guerra civile che ha causato oltre 200.000 vittime.
200.000 persone uccise e circa un milione di profughi che a quanto pare non avevano nessun diritto ad essere raccontati né in prima pagina nè in un misero trafiletto nascosto fra una pubblicità e l'altre...è una cosa distante, oltreoceano, quasi indolore.
Durante questa guerra l'esercito e le Pattuglie di Autodifesa Civile hanno perpetrato massacri, torture, stupri, esecuzioni sommarie e altre immonde violenze soprattutto nei confronti delle donne e della popolazione india.
La giustizia ancora è una chimera e gli asassini rimangono a piede libero. Solo una ventina di folli criminali sono stati condannati ma nessuno di loro faceva parte delle grarchie più potenti.
Uno degli indagati è l'ex presidente Efraìn Rios Montt ma a suo carico nemmeno è stato avviato un processo già che gode dell'immunità parlamentare facendo ancora parte del Congresso.
In questo paese centroamericano dove l'impunità è la regola si sono venute a creare molte organizzazioni per difendere i diritti umani. La maggior parte si adoperano affinchè i colpevoli delle stragi vengano giudicati davanti ad un tribunale.
Una di queste organizzazioni è la Fundación de Antropologia Forense de Guatemala (FAFG) cscavando nelle fosse comuni cerca di ricostruire l'identità delle vittime dei massacri e di far chiarezza sulle loro uccisioni.
Ricevono minacce di morte continuamente e dal febbraio 2008 sono aumentate in maniera esponenziale.
La Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti degli individui, dei gruppi e delle istituzioni di promuovere e proteggere i diritti umani e le libertà fondamentale universalmente riconosciute diventa carta straccia.
Se dimentichiamo tutto questo gli assassini l'avranno vinto la loro macabra scommessa.
Nel 1973 Henry Kissinger e Le Duc Tho vennero insigniti del Premio Nobel per la Pace grazie alla loro negoziazione del cessate il fuoco in Vietnam.
Fino a qui potrebbe sembrare regolare se non che la guerra in Vietnam proseguì per altri due anni fino alla "conquista" di Saigon. Le Duc, il negoziatore vietnamita, rinunciò in seguito al premio ma a Kissinger il pensiero di essere tolto dagli annali del Nobel per la Pace, non lo ha sfiorato neanche da lontano.
Il segretario di Stato americano ha le mani luride per il tanto sangue che ha sparso per tutto il latinoamerica negli anni in cui era al potere. Si è sempre saputo in via non ufficiale che proprio lui andava appoggiando i regimi militari latinoamericani rovesciando i governi che non condividevano la politica imperialista USA ma da qualche anno la cosa è ufficiale: fa uccidere Allende, il presidente democraticamente eletto dal popolo cileno e lo rimpiazza con Pinochet, suo personale amico e ferocissimo dittatore. In seguito Kissinger continua a muovere i fili della dittatura cilena come un gran burattinaio affiancando al golpista persone di sua fiducia come Videla.
Kissinger non solo è stato un complice della dittatura cilena ma anche di tanti altri regimi nati nel latinoamerica di quegli anni come quello terribile dell'Argentina.
Migliaia di persone furono violentate, torturate e ammazzate, molte delle quali senza che sia mai stato recuperato il loro corpo: desaparecidos. Il terrore di quegli anni ha segnato le generazioni a venire.
Il Nobel per la Pace a questo assassino è appropriato? Direi proprio di no.
A pensare che lo stesso premio è stato dato a persone che veramente hanno dedicato la propria vita alla costruzione della pace giorno dopo giorno, con dedizione, amore e a volte col sacrificio estremo della propria vita.
Vorrei chiedere a Rigoberta Menchù,vincitrice dello stesso premio e che nel Guatemala ha vissuto l'inferno, cosa ne pensa di un uomo che fa le mani sporche di sangue altrui stringe quel riconoscimento.
