Nessuno ci insegna a vivere ma dagli errori impariamo da soli ad andare avanti. La giustizia sia il nostro faro e l'amore in ogni sua espressione sia il nostro motore.
La brutal respuesta del Estado peruano en Bagua, el 5 de junio, Día Mundial del Medio Ambiente, a la resistencia indígena en defensa de la Madre Naturaleza (tras 56 días de movilización amazónica, fracaso del diálogo y postergación de la derogatoria de varios decretos legislativos) , ha costado la vida de numerosas personas y el desplazamiento de cientos de familias en busca de resguardo para evitar ser víctimas mortales de la acción represiva de la fuerza pública.
La supuesta ‘conspiración internacional’ denunciada por su gobierno, es una farsa. Los pueblos indígenas del Continente sólo están reclamando consulta, participación, respeto a las comunidades originarias y salvaguarda de la naturaleza. Están rechazando en forma enérgica la subordinación de la clase política y de los empresarios nacionales a los poderosos intereses de las compañías transnacionales. Muestran con dignidad su rostro y se movilizan por la identidad, las culturas ancestrales y el vínculo íntimo de ‘vida humana - Madre Naturaleza’. Emergen, se levantan y luchan en contra de una concepción de desarrollo que empobrece a la gente, mata paulatinamente al planeta Tierra y envilece los verdaderos intereses nacionales en cada país. Esa es la ‘conspiración internacional’ a la cual Usted y su gobierno aluden.
Por tal motivo, me uno al clamor de los ciudadanos y ciudadanas de mi país y del mundo y demando de Usted y su gobierno el cese de la represión en Bagua, se levante el estado de emergencia y toque de queda en la Amazonía, se detenga la persecución en contra de la población y dirigencia, y se realice una investigación internacional para una aclaración total de los hechos en los cuales se perdieron vidas humanas y lo cual condenamos enérgicamente en esa región, así como se dé paso al irrestricto respeto de los derechos de los pueblos indígenas y las comunidades campesinas. El ejercicio de derechos no debe criminalizarse. La represión estatal debe ceder espacio a la búsqueda racional de soluciones mediante el diálogo y la negociación con voluntad política real.
Atentamente,
Rigoberta Menchú Tum
Per trentasei anni, ovvero fra il 1960 e il 1996, il Guatemala è stato martoriato da una lunga guerra civile che ha causato oltre 200.000 vittime.
200.000 persone uccise e circa un milione di profughi che a quanto pare non avevano nessun diritto ad essere raccontati né in prima pagina nè in un misero trafiletto nascosto fra una pubblicità e l'altre...è una cosa distante, oltreoceano, quasi indolore.
Durante questa guerra l'esercito e le Pattuglie di Autodifesa Civile hanno perpetrato massacri, torture, stupri, esecuzioni sommarie e altre immonde violenze soprattutto nei confronti delle donne e della popolazione india.
La giustizia ancora è una chimera e gli asassini rimangono a piede libero. Solo una ventina di folli criminali sono stati condannati ma nessuno di loro faceva parte delle grarchie più potenti.
Uno degli indagati è l'ex presidente Efraìn Rios Montt ma a suo carico nemmeno è stato avviato un processo già che gode dell'immunità parlamentare facendo ancora parte del Congresso.
In questo paese centroamericano dove l'impunità è la regola si sono venute a creare molte organizzazioni per difendere i diritti umani. La maggior parte si adoperano affinchè i colpevoli delle stragi vengano giudicati davanti ad un tribunale.
Una di queste organizzazioni è la Fundación de Antropologia Forense de Guatemala (FAFG) cscavando nelle fosse comuni cerca di ricostruire l'identità delle vittime dei massacri e di far chiarezza sulle loro uccisioni.
Ricevono minacce di morte continuamente e dal febbraio 2008 sono aumentate in maniera esponenziale.
La Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti degli individui, dei gruppi e delle istituzioni di promuovere e proteggere i diritti umani e le libertà fondamentale universalmente riconosciute diventa carta straccia.
Se dimentichiamo tutto questo gli assassini l'avranno vinto la loro macabra scommessa.
Sembra non ci sia limite a quello che la specie umana possa arrivare a fare per il denaro.
In Guatemala, anche se non è l’unico paese dove ciò avviene, bande armate irrompono nelle case, rapiscono bambini e li immettono sul mercato delle adozioni a caro prezzo come se fossero una merce qualsiasi.
Un traffico enorme diretto quasi totalmente verso gli Stati Uniti che lo scorso anno ha visto uscire dal paese ben 5000 bambini: impressionante se si pensa alle piccole dimensioni della nazione centroamericana.
Questo succede anche grazie alle complicità da parte di troppe persone ad alto livello nelle gerarchie governative sia guatemalteche che americane.
Nel 2007 è entrata in vigore una legge più restrittiva in fatto di adozioni ma visto l’inutilità di tale provvedimento dal maggio 2008 sono state bloccate tutte le procedure.
Per un bambino uscito illegalmente dal paese e “legalizzato” dal Consiglio Nazionale delle adozioni si pagano fino a 50 000 dollari Usa. Metà della cifra finisce in mano ai mediatori americani mentre il restante serve per corrompere i funzionari locali, pagare i rapitori o addirittura per comprare i bambini appena nati alle giovani mamme che vivono perpetuamente nella miseria.
Cifre considerevoli in grado di far passare di mano in mano nell’arco di un anno 200 milioni di dollari.
Sarà difficile sradicare questa pratica disumana dato il notevole introito che ne ricava il poverissimo Guatemala e il tacito consenso degli Stati Uniti.
L’uomo è irragionevole,
illogico, egocentrico:
non importa, amalo.
Se fai il bene, diranno che lo fai
Per secondi fini egoistici:
non importa, fai il bene.
L’onestà e la sincerità
ti rendono vulnerabile:
non importa, sii onesto e sincero.
Quello che hai costruito può essere distrutto:
non importa, costruisci.
La gente che hai aiutato,
forse non te ne sarà grata:
non importa, aiutala.
Da’ al mondo il meglio di te,
e forse sarai preso a pedate:
non importa, da’ il meglio di te.
Madre Teresa di Calcutta
“Il meglio di te”

Las Maras sono bande criminali organizzate di ragazzi con una forte propensione ad uccidere soprattutto donne. Si stima che i membri di queste pandillas siano addirittura 100.000 localizzati soprattutto in Guatemala, in Honduras e nel Salvador.
Le strade sono il loro regno e ne sono i padroni assoluti: si fanno la guerra fra bande diverse a colpi di coltelli e pistole, violentano e uccidono donne di qualsiasi età, derubano, si dedicano al narcotraffico e fanno uso di qualsiasi tipo di stupefacente gli capiti a tiro compresa la colla da calzolaio e il carburante per aerei (non chiedetemi come facciano a reperirlo).
Ogni Mara ha un proprio rito d’iniziazione come per esempio subire un pestaggio violento per non so’ quanto tempo oppure assasinare una persona.
Sono il terrore e di questo si inorgogliscono, quasi fosse un vanto.
Tutti sono tatuati dalla testa ai piedi e non disdegnano di farsi scrivere sottopelle il nome delle loro vittime.
Ogni giorno il Guatemala paga il suo tributo di dolore in sangue.
Sono stata quattro anni fa in questo paese del latinoamerica come volontaria e ho capito sulla mia pelle cosa voglia dire vivere nella paura de
Bryan, il mio bimbo adottato a distanza vive là con la mamma e le sorelline, ho amici e amiche guatemaltechi che ogni giorno convivono sotto scacco della paura, ci sono i bambini di Suor Marcella nel centro Manos Amigas sorvegliati 24 ore al giorno dalle guardie giurate per evitare che li rapiscano per avviarli alla prostituzione, per il traffico d’organi o per ucciderli come prova di forza di fronte alle loro ragazze madri…e tante altre persone vivono questa situazione, o meglio provano a sopravvivere.
Fino a che punto si possono spingere la violenza e l’orrore?
Negli ultimi cinque anni in Guatemala si sono compiuti 27.500 omicidi…un aberrante primato se si pensa che oltretutto l’impunità è quasi totale.
Benvenuti all’inferno.
