Insieme per un mondo migliore

Nessuno ci insegna a vivere ma dagli errori impariamo da soli ad andare avanti. La giustizia sia il nostro faro e l'amore in ogni sua espressione sia il nostro motore.

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Utente: PerUnSogno
Nome: Antonietta Bandelloni
Questo mondo così com'è non mi piace...le ingiustizie e i soprusi sembrano averla vinta. Vogliono farci credere che bisogna accettare le cose così come stanno e che niente potrà cambiare. Bugia! Non ci si può arrendere prima di combattere il dolore con la gioia del cuore, l'odio con l'amore, l'indifferenza con l'interessamento per tutto ciò che ci circonda. ...Qualcuno diceva :"Siamo tutti coinvolti"

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martedì, 16 giugno 2009

Lettera di Rigoberta Menchù

Lettera aperta al presidente del Perù Alan Garcia scritta dal premio nobel per al pace guatemalteco Rigoberta Menchù:


 Con indignación y dolor he sido testigo a distancia del giro de los acontecimientos en la República de Perú, a raíz del rechazo de los pueblos indígenas amazónicos a los acuerdos comerciales internacionales suscritos por su persona en su calidad de Presidente, violatorios de la Constitución Política, del Convenio 169 de la OIT, la Declaración Sobre Derechos de los Pueblos Indígenas de Naciones Unidas y las leyes de su país.

La brutal respuesta del Estado peruano en Bagua, el 5 de junio, Día Mundial del Medio Ambiente, a la resistencia indígena en defensa de la Madre Naturaleza (tras 56 días de movilización amazónica, fracaso del diálogo y postergación de la derogatoria de varios decretos legislativos) , ha costado la vida de numerosas personas y el desplazamiento de cientos de familias en busca de resguardo para evitar ser víctimas mortales de la acción represiva de la fuerza pública.
 
La supuesta ‘conspiración internacional’ denunciada por su gobierno, es una farsa. Los pueblos indígenas del Continente sólo están reclamando consulta, participación, respeto a las comunidades originarias y salvaguarda de la naturaleza. Están rechazando en forma enérgica la subordinación de la clase política y de los empresarios nacionales a los poderosos intereses de las compañías transnacionales. Muestran con dignidad su rostro y se movilizan por la identidad, las culturas ancestrales y el vínculo íntimo de ‘vida humana - Madre Naturaleza’. Emergen, se levantan y luchan en contra de una concepción de desarrollo que empobrece a la gente, mata paulatinamente al planeta Tierra y envilece los verdaderos intereses nacionales en cada país. Esa es la ‘conspiración internacional’ a la cual Usted y su gobierno aluden.
 
Por tal motivo, me uno al clamor de los ciudadanos y ciudadanas de mi país y del mundo y demando de Usted y su gobierno el cese de la represión en Bagua, se levante el estado de emergencia y toque de queda en la Amazonía, se detenga la persecución en contra de la población y dirigencia, y se realice una investigación internacional para una aclaración total de los hechos en los cuales se perdieron vidas humanas y lo cual condenamos enérgicamente en esa región, así como se dé paso al irrestricto respeto de los derechos de los pueblos indígenas y las comunidades campesinas. El ejercicio de derechos no debe criminalizarse. La represión estatal debe ceder espacio a la búsqueda racional de soluciones mediante el diálogo y la negociación con voluntad política real.
 
Atentamente,
 
Rigoberta Menchú Tum


mercoledì, 17 settembre 2008

Cuba è alla disperazione

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Cuba è in preda alla disperazione e nessun telegiornale accenna se non in parte al fatto che due uragani, a distanza ravvicinata di otto giorni, hanno investito l'isola spezzando alcune vite e distruggendo completamente interi raccolti.

 Case ridotte a macerie ogni dove, linee elettriche distrutte, cavi del telefono strappati…

E come se la ricostruzione di per se non fosse complicata e a lungo, lunghissimo termine, gli yanquee hanno riaffermato a tutta voce l’embargo: con Cuba non si fanno trattati commerciali.

   Come sempre da soli a rimettere in piedi lo stato in ginocchio.

Un applauso al futuro presidente americano, fermo nella idiota tradizione dal ’59 ancora impedisce ad uno stato di esser sovrano e di poter decidere il proprio destino.

 

Fidel in un appello che avrebbe dovuto esser diffuso dai mass media a livello internazionele si chiede e chiede a tutto il mondo quale potrà essere il futuro del Caymàn Verde martoriato.

 

“¿Dónde quedarán un racimo de plátanos, una fruta o los vegetales de un huerto intensivo? ¿Dónde un cultivo de frijoles y otros granos? ¿Dónde un campo de arroz o caña? ¿Dónde un centro de producción avícola, porcina o lechera? Toda la nación ahora está en lo que en guerra se llama alarma de combate.”    

   -Fidel Castro Ruz-

Lo so, son di parte...Cuba l’ho nel cuore insieme a tutti gli amici che vivono lì. Da quasi un mese non riesco a comunicare con nessuno di loro con nessun mezzo. Ho il cuore in gola, non so’ più niente di Alexis, Jesùs, Pedro, Odalys, Leonardo, Làzaro, Osmel e tutti gli altri…

http://www.concubahoy.cult.cu/

 

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postato da: PerUnSogno alle ore 13:29 | link | commenti (1)
categorie: foto, cuba, latinoamerica, imperialismo, solidarietà
giovedì, 04 settembre 2008

Fernando Lugo presidente del Paraguay

Lugo è il vescovo che per provare a prendere in mano 
le redini del paese che tanto ama 
ha lasciato l’abito talare
 ed è stato eletto a furor di popolo.
 I telegiornali neanche parlano della sua elezione, 
figuriamoci se accennano 
anche solo prima dei titoli di coda, 
dopo l’avvistamento sulla tale spiaggia di quell’attrice,
 che lo stesso Lugo ha denunciato un tentativo di golpe 
da parte delle opposizioni. 
Sono riuscite a coinvolgere 
le personalità di spicco della magistratura e 
hanno provato a servirsi dell’esercito. 
Il capo delle forze armate non è stato al gioco e
 ha denunciato indignato tutto al neo presidente.
 
 “sogniamo un Paraguay socialmente giusto. 
Tanta disuguaglianza genera allo stesso tempo 
sazietà e fame. Come dice Josué de Souza, 
non voglio vivere in un Paese dove 
c’è chi non dorme perché ha paura 
e altri che non dormono perché hanno fame”.
 Dice Lugo
 
Spero solo che non sia un’altra chimera,
 una di quelle che bruciano presto per mano altrui.
 La lista nera degli omicidi politici 
già è troppo lunga in latinoamerica.
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lunedì, 18 agosto 2008

Il premio Nobel per la Pace è sporco di sangue

Nel 1973  Henry Kissinger e Le Duc Tho vennero insigniti del Premio Nobel per la Pace grazie alla loro negoziazione del cessate il fuoco in Vietnam.

 Fino a qui potrebbe sembrare regolare se non che la guerra in Vietnam proseguì per altri due anni fino alla "conquista" di Saigon. Le Duc, il negoziatore vietnamita, rinunciò in seguito al premio ma a Kissinger il pensiero di essere tolto dagli annali del Nobel per la Pace, non lo ha sfiorato neanche da lontano.

Il segretario di Stato americano ha le mani luride per il tanto sangue che ha sparso per tutto il latinoamerica negli anni in cui era al potere. Si è sempre saputo in via non ufficiale che proprio lui andava appoggiando i regimi militari latinoamericani rovesciando i governi che non condividevano la politica imperialista USA ma da qualche anno la cosa è ufficiale: fa uccidere Allende, il presidente democraticamente eletto dal popolo cileno e lo rimpiazza con Pinochet, suo personale amico e ferocissimo dittatore.  In seguito Kissinger continua a muovere i fili della dittatura cilena come un gran burattinaio affiancando al golpista persone di sua fiducia come Videla.

Kissinger non solo è stato un complice della dittatura cilena ma anche di tanti altri regimi nati nel latinoamerica di quegli anni come quello terribile dell'Argentina.

Migliaia di persone furono violentate, torturate e ammazzate, molte delle quali senza che sia mai stato recuperato il loro corpo: desaparecidos. Il terrore di quegli anni ha segnato le generazioni a venire.

Il Nobel per la Pace a questo assassino è appropriato? Direi proprio di no.

A pensare che lo stesso premio è stato dato a persone che veramente hanno dedicato la propria vita alla costruzione della pace giorno dopo giorno, con dedizione, amore e a volte col sacrificio estremo della propria vita.

 Vorrei chiedere a Rigoberta Menchù,vincitrice dello stesso premio e che nel Guatemala ha vissuto l'inferno, cosa ne pensa di un uomo che fa le mani sporche di sangue altrui stringe quel riconoscimento.

 

 

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